L’Associazione per l’Informatica Umanistica e la Cultura Digitale intende promuovere e diffondere la riflessione metodologica e teorica, la collaborazione scientifica e lo sviluppo di pratiche, risorse e strumenti condivisi nel campo dell’informatica umanistica e nell’uso delle applicazioni digitali in tutte le aree delle scienze umane, nonché promuovere inoltre la riflessione sui fondamenti umanistici delle metodologie informatiche e nel campo delle culture di rete.

Fabio Ciotti

Apr 282016
 

AIUCD2016

7-9 settembre 2016

Aula Magna S. Trentin, Ca’ Dolfin, Dorsoduro 3825/e – 30123 Venezia

Call for papers and posters

Il convegno AIUCD 2016 è dedicato alla rappresentazione e allo studio del testo sotto vari punti di vista (risorse, analisi, infrastrutture di pubblicazione), con lo scopo di far dialogare intorno al testo filologi, storici, umanisti digitali, linguisti computazionali, logici, informatici e ingegneri informatici.

Da un lato le Digital Humanities, oltre alla creazione e al mantenimento di risorse (digitalizzazione, annotazione, etc.), devono prendere in considerazione il modo in cui tali risorse saranno usate.

Dall’altro lato la linguistica computazionale, oltre allo sviluppo di strumenti di analisi (parser, riconoscitori di entità nominate, etc.), deve tener conto della qualità delle risorse su cui far operare tali strumenti.

Questi aspetti: formale (modelli), digitale (risorse), computazionale (strumenti), infrastrutturale (piattaforme) e sociale (comunità) coinvolgono professionalità diverse che il convegno si pone l’obiettivo di far interagire.

La creazione di risorse e lo sviluppo di strumenti dovrebbero avanzare di pari passo ed essere fondati su modelli solidi che soddisfino i requisiti stabiliti dalla comunità degli esperti di dominio. Soltanto sapendo come usare il testo, cosa ricavare dal testo e come ricavarlo, è possibile rappresentarlo in modo adeguato.

Ora che le grandi iniziative di digitalizzazione mettono a disposizione molteplici edizioni delle medesime opere, abbondante letteratura secondaria e numerose opere di consultazione (dizionari, enciclopedie, etc.), il filologo che opera nell’era digitale dovrebbe essere in grado di passare senza soluzione di continuità dalla gestione di fenomeni prettamente ecdotici (gestione delle varianti) all’analisi del testo secondo altri principi (linguistica computazionale).

Gli strumenti di analisi e le metodologie statistiche sviluppati per essere usati su un intero corpus di testi letterari o su ampie collezioni di letteratura secondaria devono integrarsi con gli strumenti per comparare varianti testuali e valutare varianti interpretative.

È tempo che le infrastrutture di ricerca diventino garanti di interoperabilità e integrazione degli strumenti per lo studio filologico con gli strumenti per l’analisi di ampi corpora testuali, abbattendo le barriere rigide fra filologia digitale e computazionale da un lato e linguistica dei corpora dall’altro.

Quindi, pur senza precludere l’accesso ad interventi su altri argomenti di Digital Humanities, sono sollecitati contributi per interventi e poster su questi temi:

Rappresentazione e interoperabilità

  • Quali modelli di rappresentazione digitale sono più efficaci per superare la dicotomia edizione diplomatica / edizione critica?
  • Come si integrano i prodotti multimediali (immagini 2D, modelli 3D, audio, video) nell’edizione digitale?
  • Come si applicano i metodi della filologia digitale ai prodotti multimediali (citazioni cinematografiche, versioni restaurate, varianti musicali, etc.)?
  • Come far dialogare costruttivamente i filologi tradizionali con i filologi digitali?

Analisi del testo e degli oggetti digitali

  • Quali estensioni sono necessarie perché i metodi della linguistica computazionale siano applicabili alla variantistica digitale?
  • Come creare catene di analisi linguistica e testuale a partire dal testo con varianti?
  • Come gli strumenti della linguistica computazionale possono far emergere aree di particolare interesse all’interno di grandi quantità di testo su cui concentrare lo studio dettagliato?
  • Qual è lo stato dell’arte per l’analisi degli oggetti digitali?
  • Come valutare la qualità delle analisi prodotte tramite crowdsourcing?

Infrastrutture

  • Che cosa offrono le infrastrutture di ricerca in materia di gestione delle edizioni digitali?
  • Come condurre l’analisi dei requisiti per ottenere infrastrutture sempre più fruibili tanto dall’umanista digitale quanto dal filologo tradizionale?
  • Come riavvicinare la comunità delle Digital Humanities alla comunità delle discipline umanistiche tradizionali?

Collaborazione tra comunità

  • L’interazione e il coinvolgimento di docenti e studenti delle scuole superiori e dell’università nei progetti di edizioni digitali quali benefici portano alla ricerca?
  • Come si articola la collaborazione con le biblioteche digitali per la creazione, l’accesso, la condivisione e il riuso delle risorse?
  • In che modo docenti e studenti possono essere interessati alla disseminazione dei risultati della ricerca?
  • In che modo le biblioteche digitali contribuiscono alla disseminazione dei risultati della ricerca?
  • Quale formazione sarebbe auspicabile nei corsi universitari per creare umanisti digitali consapevoli delle problematiche e delle potenzialità delle edizioni digitali?
  • Quali strumenti sono più idonei per coinvolgere un’utenza più ampia nella fruizione delle edizioni digitali?

Invio dell’abstract

I contributi per gli interventi e i poster, da proporre sotto forma di un abstract di 1000 parole al massimo + bibliografia (al massimo una pagina), in formato PDF, devono essere caricati attraverso EasyChair all’indirizzo: https://www.easychair.org/conferences/?conf=aiucd2016.

La scadenza per la presentazione degli abstract al Comitato di programma è fissata per la mezzanotte del 31 maggio 2016. Informazioni sull’accettazione verranno comunicate agli autori entro il 30 giugno 2016.

Preparazione dell’abstract e modalità di valutazione

L’abstract deve presentare gli obiettivi dell’intervento, un breve cenno allo stato dell’arte, la metodologia adottata e, possibilmente, i risultati ottenuti o attesi. Deve inoltre contenere la bibliografia di riferimento.

Sono previste tre tipologie di contributo: (1) intervento esteso (prevalentemente per discutere metodologie innovative), (2) intervento breve (prevalentemente per presentare prodotti di ricerca maturi), (3) poster (prevalentemente per rendere noto lo stato di avanzamento di un lavoro in corso).

La valutazione di ciascun contributo sarà effettuata da almeno due studiosi italiani e/o stranieri competenti in discipline umanistiche, informatica e/o Digital Humanities.

Terminata la valutazione, il comitato scientifico, a sua discrezione, può decidere di cambiare la categoria suggerita dai proponenti dei contributi accettati.

Indicazioni sugli interventi

Gli interventi estesi avranno durata di 30 minuti (20-25 min. + 5-10 min. per domande e risposte). Gli interventi brevi avranno durata di 20 minuti (15 min. + 5 min. per domande e risposte). La sala conferenze è dotata di videoproiettore e connessione Internet.

Indicazioni sui poster

I poster vanno redatti in italiano o in inglese.

  • Il formato di elezione è A1 verticale (841mm x 594mm).
  • Verranno esposti in uno spazio dedicato nella sede del convegno. I supporti saranno forniti dall’organizzazione locale. Il servizio di stampa, invece, non è disponibile. Per questo motivo si invita a portare il materiale già stampato.
  • Lo spazio espositivo sarà pronto a partire dalle ore 10:00 di mercoledì 7 settembre. Tutti i poster dovranno essere affissi entro le ore 14:00.
  • Nello spazio espositivo potranno essere utilizzati dei computer portatili personali. Se si intende farlo, si prega di avvisare il comitato organizzativo all’atto di ricevimento dell’accettazione della proposta.
  • Durante il convegno saranno organizzate specifiche sessioni per permettere agli autori di fornire ai partecipanti una breve introduzione (max 2 minuti) al proprio poster.

Ulteriori informazioni sul convegno saranno messe a disposizione degli interessati sul sito http://www.aiucd2016.unive.it/.

Mar 222016
 

L’Associazione per l’Informatica Umanistica e la Cultura Digitale (AIUCD) è nata nel 2011 con l’obiettivo di diventare il luogo in cui ricercatori e studiosi provenienti da settori, tradizioni e metodologie umanistiche diverse, ma accomunati dall’interesse per i metodi e gli strumenti di ricerca digitali, potessero ri-conoscersi, cooperare e rappresentarsi.

È ormai evidente come le attività di ricerca basate su tali metodi e strumenti digitali abbiano assunto una grande rilevanza in quasi tutti i settori delle scienze umane. Ne è testimonianza la presenza pervasiva di attività che rientrano nel dominio delle Digital Humanities (DH) sia nei progetti di ricerca nazionali sia, anzi soprattutto, in quelli del programma europeo Horizon 2020. O il notevole incremento del numero di centri di ricerca, corsi e insegnamenti, posizioni accademiche di Digital Humanities verificatosi negli Stati Uniti, in Canada, in molti paesi europei (primi tra tutti il Regno Unito, la Germania e la Francia), ma anche in paesi emergenti come l’India, il Brasile, il Messico. O ancora la costituzione a livello Europeo di importanti consorzi per le infrastrutture di ricerca come DARIAH (Digital Research Infrastructure for the Arts and Humanities) e CLARIN (Common Language Resources and Technology Infrastructure), alle quali per fortuna l’Italia ha aderito, grazie alla lungimirante azione di alcuni soggetti istituzionali (in particolare il CNR).

Nel nostro paese, invece, le Digital Humanities hanno avuto finora scarso riconoscimento istituzionale e ancor minore riconoscimento accademico. E questo nonostante la ricerca italiana di settore abbia una storia assai lunga e sia conosciuta e apprezzata a livello internazionale: lo testimoniano sia il riscontro che ha all’estero la nostra produzione scientifica, sia la presenza italiana negli organismi direttivi delle principali associazioni internazionali del settore come la European Association for Digital Humanities (EADH) e la Alliance of Digital Humanities Organizations (ADHO). A titolo di esempio proprio in questi giorni cinque progetti digitali italiani hanno ottenuto le prime posizioni in un due categorie dei DH Awards, votati da centinaia di colleghi in tutto il mondo (cfr. http://dhawards.org/dhawards2015/results/).

La intrinseca natura trasversale e interdisciplinare di questo ambito di ricerca, infatti, ha reso molto difficile ottenere una adeguata valutazione e valorizzazione istituzionale sia della ricerca prodotta, sia delle figure accademiche di chi vi si dedica. In molti casi chi si occupa di DH fatica a trovare – in assenza di uno specifico settore scientifico disciplinare – una collocazione all’interno dei settori esistenti, e a far percepire in sede di valutazione la specificità e il valore del lavoro svolto. Il risultato è che uno fra i domini disciplinari attualmente più vitali e fecondi nell’ambito della ricerca umanistica, ormai presente e riconosciuto nelle università e nei centri di ricerca di tutto il mondo, rischia di trovarsi in Italia fortemente marginalizzato, con una pesante penalizzazione accademica per gli studiosi, in gran parte giovani, che a questo settore dedicano intelligenza, energia e risorse. E con esiti paradossali, come ad esempio il fatto di vedere assegnata la didattica dell’informatica nei corsi di Laurea di area umanistica a docenti di formazione tecnica che non hanno adeguata conoscenza dei problemi e della specificità dei saperi umanistici (con risultati molto spesso assai deludenti per gli studenti). O di marginalizzare proprio quei ricercatori, spesso i più giovani, che hanno preso sul serio le parole d’ordine dell’interdisciplinarità e della cooperazione, che si impegnano nella sfida di rinnovare la delle scienze umane e di creare nuovi saperi ibridi, come da più parti viene autorevolmente suggerito.

Per risolvere questi paradossi come AIUCD non crediamo sia all’ordine del giorno la istituzione di un autonomo settore disciplinare, in una fase in cui semmai al sistema universitario viene richiesto di ridurre la ridondanza e la eccessiva parcellizzazione. Piuttosto proponiamo che le competenze e le metodologie digitali in ambito umanistico trovino spazio nei settori disciplinari tradizionali, attraverso l’inserimento di un esplicito riferimento ai saperi digitali nelle “declaratorie” formali che definiscono i confini delle discipline.

In via del tutto generale suggeriamo questa formulazione: “Rilevanti per l’attività condotta nel settore risultano altresì gli apporti interdisciplinari di teorie, metodi, risorse e strumenti di ricerca umanistico-digitali”. Ma ovviamente essa può essere adattata, estesa, o riformata affinché meglio si adatti alla specificità e alla tradizione metodologica delle varie aree del dominio umanistico.

Se questo riconoscimento costituisce un primo elemento, certo dirimente, per favorire il consolidarsi delle Digital Humanities nel nostro paese, esso non è l’unico. La ricerca umanistica digitale porta ovviamente alla creazione di prodotti di ricerca digitale. E non ci riferiamo qui alle “comuni” pubblicazioni elettroniche on-line, oramai pienamente considerate al pari dei corrispettivi cartacei, ma ai prodotti intrinsecamente digitali: una edizione scientifica digitale, una ontologia formale o un set di linked data, un archivio testuale o una banca dati, una ricostruzione 3D, un database di rilievi di scavo archeologico, un progetto di geo-referenziazione. Questi prodotti digitali della ricerca sono sempre più comuni anche in ambito umanistico, ed è singolare che essi debbano essere valutati solo attraverso la mediazione di un articolo che li descriva verbalmente. Come AIUCD pensiamo che si possano e si debbano trovare le soluzioni per effettuare una valutazione rigorosa dei prodotti di ricerca digitali (si veda il documento prodotto dalla Modern Language Associations: https://scholarlyeditions.commons.mla.org/2015/09/02/cse-white-paper/; e quello della American Historical Association Guidelines for the Professional Evaluation of Digital Scholarship by Historians, http://www.historians.org/publications-and-directories/perspectives-on-history/september-2). Ma tutto ciò presuppone che a livello istituzionale si accetti di considerare quelli digitali dei prodotti di ricerca a tutti gli effetti.

Ci auguriamo che questa proposte, che già in passato sono state positivamente giudicate da molti autorevoli studiosi, abbiano il supporto della comunità scientifica e delle istituzioni. Siamo convinti che il riconoscimento anche in Italia delle Digital Humanities – fondato su una valutazione seria e rigorosa ma competente e informata del lavoro scientifico di chi vi opera – rappresenti una crescita per la nostra intera comunità scientifica, la proietti in una prospettiva di respiro internazionale e soprattutto garantisca ai molti giovani interessati a questo ambito di studi quelle prospettive accademiche e di ricerca che finora sono mancate.

 

Il Comitato Direttivo

Associazione per l’Informatica Umanistica e la Cultura Digitale.

Mar 112016
 

I DH Awards sono un’iniziativa internazionale che ogni anno seleziona, su segnalazione dalla comunità formata da studiosi e lavoratori che si occupano di Informatica Umanistica, una serie di progetti ed iniziative che coniugano il digitale con le discipline umanistiche. I progetti nominati nelle varie categorie vengono poi premiati sulla base dei voti espressi dalla comunità.

I primi tre posti nella categoria “Best DH Tool or Suite of Tools” sono occupati da tre progetti Italiani. Il tool DanteSources è risultato vincitore, al secondo posto si è piazzato 3DHOP: 3D Heritage Online Presenter e al terzo ALCIDE (Analysis of Language and Content In a Digital Environment).

DanteSources (http:dantesources.org) è un tool che consente di visualizzare, sotto forma di grafici e tabelle, informazioni relative alle fonti primarie utilizzate da Dante Alighieri per la scrittura delle sue opere.  Lo strumento è stato sviluppato utilizzando le tecnologie del Web Semantico ed è il risultato della collaborazione tra il gruppo di Digital Libraries del laboratorio NeMIS, condotto da Carlo Meghini, e il Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica dell’Università di Pisa, condotto da Mirko Tavoni. Principali collaboratori al progetto sono Valentina Bartalesi, Daniele Metilli per il CNR e Paola Andriani per l’Università di Pisa.
Ottimi risultati anche nella categoria “Best Use of DH for Fun”, dove al primo posto si è piazzato PAGANS (Playful Art: a GAme oN Similarity) e al secondo AiRome.
Congratulazioni ai team di ricerca che li hanno progettati e realizzati!

I risultati dei DH Awards sono visibili alla pagina seguente: http://dhawards.org/dhawards2015/results/

Feb 152016
 

Second Int. Workshop on Semantic Web for Scientific Heritage, SW4SH 2016

http://www.cepam.cnrs.fr/zoomathia/sw4sh/

Important dates:
– Due date for paper submission: March 11, 2016
– Notification of paper acceptance : April 1, 2016
– Camera-ready version of accepted papers: April 15, 2016
– Workshop: May 30, 2016

SW4SH 2016 will be held in conjunction with the 13th ESWC 2016 Conference which takes place between 29th May and 2nd June in Heraklion, Crete, Greece.

SW4SH 2016 is a continuation of the SW4SH workshop series initiated at ESWC 2015 which aims to provide a leading international and interdisciplinary forum for disseminating the latest research in the field of Semantic Web for the preservation and exploitation of our scientific heritage, the study of the history of ideas and their transmission.

Classicists and historians are interested in developing textual databases, in order to gather and explore large amounts of primary source materials. For a long time, they mainly focused on text digitization and markup. They only recently decided to try to explore the possibility of transferring some analytical processes they previously thought incompatible with automation to knowledge engineering systems, thus taking advantage of the growing set of tools and techniques based on the languages and standards of the semantic Web, such as linked data, ontologies, and automated reasoning. The iconographic data, which are also relevant in history of science and arise similar problematic could be addressed as well and offer suggestive insights for a global methodology for diverse media.

On the other hand, Semantic Web researchers are willing to take up more ambitious challenges than those arising in the native context of the Web in terms of anthropological complexity, addressing meta-semantic problems of flexible, pluralist or evolutionary ontologies, sources heterogeneity, hermeneutic and rhetoric dimensions. Thus the opportunity for a fruitful encounter of knowledge engineers with computer-savvy historians and classicists has come. This encounter may be inscribed within the more general context of digital humanities, a research area at the intersection of computing and the humanities disciplines which is gaining an ever-increasing momentum and where the Linked Open Data is playing an increasingly prominent role.

The purpose of the workshop is to provide a forum for discussion about the methodological approaches to the specificity of annotating “scientific” texts (in the wide sense of the term, including disciplines such as history, architecture, or rhetoric), and to support a collaborative reflection, on possible guidelines or specific models for building historical ontologies. The iconographic data, which are also relevant in history of science and arise similar problematic could be addressed as well and offer suggestive insights for a global methodology for diverse media. A key goal of the workshop, focusing on research issues related to pre-modern scientific texts, is to emphasize, through precise projects and up-to-date investigation in digital humanities, the benefit of a multidisciplinary research to create and operate on relevantly structured data. One of the main interests of the very topic of pre-modern historical data management lies in historical semantics, and the opportunity to jointly consider how to identify and express lexical, theoretical and material evolutions. Dealing with historical texts, a major problem is indeed to handle the discrepancy of the historical terminology compared to the modern one, and, in the case of massive, diachronic data, to take into account the contextual and theoretical meaning of terms and segments of texts and their semantics.

Topics covered by the workshop include but are not limited to:
– Ontologies and vocabularies in Ancient Science
– Semantic annotation of ancient and medieval scientific texts
– Information/knowledge extraction from archaeological objects and texts
– Semantic integration of heterogeneous and contradicting knowledge
– Representation of the historical dimension of Scientific Knowledge
– Impact of Semantic Web technologies on Digital Humanities
– Knowledge Engineering for ancient zoological science and literature
– Social Web, collaborative systems, tagging, and user feedback

Paper Submission:
We invite short position papers (4-6 pages) and regular research papers (8-12 pages) describing innovative ideas covering the topics of the workshop.
Submissions must be written in English and follow the LNCS guidelines. For details see the Springer LNCS Author Instructions page.
Papers must be submitted via Easychair: https://easychair.org/conferences/?conf=sw4sh2016 .
Accepted papers will be published in the CEUR workshop proceedings series.

Feb 042016
 

Care amiche e cari amici,

mi rivolgo di nuovo a tutti voi, sia coloro che sono già soci sia coloro che lo sono stati e che ancora seguono questa lista.

L’Associazione Informatica Umanistica e Culture Digitali ha lo scopo di promuovere e valorizzazione,
anche in sede istituzionale, la ricerca e la didattica nel campo delle Digital Humanities. In questi anni abbiamo ottenuto importanti risultati, sia a livello nazionale sia internazionale, a partire dalla organizzazione del nostro convegno annuale.

Per proseguire in questa attività l’AIUCD ha bisogno del vostro appoggio e della vostra partecipazione. Vi invito perciò ad aderire o a rinnovare l’adesione all’Associazione. Il modulo di iscrizione ad AIUCD può essere compilato online all’indirizzo:

http://www.umanisticadigitale.it/…/modalita-di-iscrizione-…/

Le quote di iscrizione sono rispettivamente:

50 € soci ordinari
30 € soci studenti e giovani studiosi non stabilizzati

Vi ricordo che AIUCD è Associated Organization della EADH. Pertanto l’iscrizione alla nostra associazione vale contestualmente come iscrizione alla EADH e da diritto a tutti i relativi vantaggi, inclusi gli sconti per le quote della conferenza globale DH 2016 (che quest’anno si terrà a Cracovia e dunque sarà più facilmente accessibile per gli europei) e l’accesso ai bandi riservati per il finanziamento di piccoli progetti di ricerca.

Vi ringrazio per l’aiuto che vorrete fornire all’avanzamento della ricerca nel nostro settore e rimango a disposizione per ogni ulteriore contatto e per ogni iniziativa scientifica e didattica in cui AIUCD possa fornire il suo contributo.

Fabio Ciotti

Presidente “Associazione Informatica Umanistica Cultura Digitale” (AIUCD)

Dic 112015
 

L’assemblea generale annuale dei soci dell’Associazione Informatica Umanistica e Cultura digitale è convocata a Torino il giorno sabato 19 dicembre 2015 alle ore 13.00, presso il Campus Luigi Einaudi, in Lungodora Siena 100, con il seguente OdG:

1) Relazione del Presidente
2) Approvazione Bilancio Consuntivo 2014
3) Approvazione bilancio preventivo 2015
4) Sedi convegni AIUCD 2016 e 2017
5) Iniziative per il 2016
6) Varie ed eventuali
I soci che non sono in grado di intervenire possono lasciare delega ad altra/o socia/o, anche mediante e-mail.

Con i più cordiali saluti

Il Presidente della AIUCD

Fabio Ciotti

Nov 232015
 

Programma del IV convegno annuale AIUCD

Torino 17-19 dicembre 2015

È ora possibile iscriversi al convegno e pagare la quota corrispondente alla propria situazione: socio senior o junior, non socio senior o non socio junior. Con senior intendiamo la condizione di chi è strutturato, con junior la condizione di chi è studente o non ha un lavoro stabile. Scegliete voi ciò che si applica al vostro caso.

Iscriviti ad AIUCD2015

Un cordiale saluto dal comitato organizzativo, speriamo di incontrarvi a Torino il prossimo dicembre!

Digital Humanities e beni culturali: quale relazione?

Programma di giovedì 17 dicembre 2015

11-11,35 Saluti istituzionali di
Gian Maria Ajani, Rettore dell’Università di Torino e Presidente della scuola a rete DiCultHer;
Enrico Pasini, MeDiHum (Memoria Digitalis Humanistica), UniTO ;
Mario Squartini, Vicedirettore alla Ricerca, Dipartimento di Studi Umanistici, UniTO;
Adele Monaci, Direttore del Dipartimento di Storia, UniTO;
Renato Grimaldi, Direttore del Dipartimento di Filosofia, UniTO

11,35-12,35 Franco Niccolucci, Scientific Director del VAST-LAB presso il PIN-Università di Firenze, relatore invitato, Contesti digitali e critica delle fonti.
12,35-13,05  Caterina Bon Valsassina, Direttore generale della Direzione Generale Educazione e Ricerca del MiBACT, relatore invitato:  “La nuova Direzione generale Educazione e Ricerca del MiBACT: prospettive per la formazione e l’educazione al patrimonio

13,05-13,20  Carmine Marinucci, Segretario Generale della scuola a rete DiCultHer, relatore invitato: Un pensiero italiano per la formazione delle competenze nel Digital Cultural Heritage

13,20-14,30  Pranzo

14,30-15,00  Fabio Ciotti, presidente AIUCD, Digital Heritage/Digital Humanities: una linea di faglia

15,00-15,30  Letizia Bollini, Dario De Santis, Sara Radice, Paola Zocchi: Gli archivi degli psicologi on-line Il nuovo portale del centro Aspi

15,30-16,00  Noemi Mafrici DAD – Dipartimento di Architettura e Design, Politecnico di Torino, Michela Mezzano, studiosa indipendente: Racconti digitali della Torino che non c’è

16,00-16,30 Martin M. Morales, Irene Pedretti, Archivio Storico della Pontificia Università Gregoriana; Angelica Lo Duca, Istituto di Informatica e Telematica (CNR); Lorenzo Mancini, Silvia Piccini, Istituto di Linguistica Computazionale “Antonio Zampolli” (CNR): Un caso di integrazione tra Public History, Cultural Heritage e Digital Humanities: l’Archivio storico della Pontificia Università Gregoriana e il progetto Clavius on the Web

16,30-17,00  Coffee break

17,00-17,40  Leif Isaksen, senior lecturer in History (Digital Humanities), Lancaster University; Director of Pelagios 3 project,  relatore invitato: Pelagios Commons: Building Communities in the Linked Data Cloud

17,40-18,10, Giovanni A. Cignoni: Progetto HMR, Dip. di Informatica, Università di Pisa: CHKB: dare struttura (visitabile) alle collezioni tecnico-scientifiche

18,10-18,40  Sandra Vujosevic, Marija Segan, Milica Knezevic, Zoran Ognjanovic, Mathematical Institute SASA, Belgrade, Serbia: Project “Digitarijum”: creation of teaching material for digital heritage


 

Programma di venerdì 18 dicembre 2015

 

9,00-9,30 Willemien Sanders, Assistant professor, Department of Media and Culture Studies, Utrecht University, the Netherlands; Mariana Salgado, Postdoc, Department of Media – ARTS, Aalto University, Finland: Digital access to audiovisual cultural heritage. Archives, developers and scholars unite (or not)

9,30-10,00 Federico Meschini, Università degli Studi della Tuscia, La narrazione della complessità. Goedel, Propp e il problema della cricca

10,00-10,30 Paolo Cignoni, Marco Callieri, Matteo Dellepiane, Nico Pietroni, Roberto Scopigno Visual Computing Lab, ISTI – CNR, Pisa: 3D Printing and Cultural Heritage

10,30-11,00 Elena Cabrio, Catherine Faron Zucker, Université de Nice Sophia Antipolis, France; Sara Tonelli, Fondazione Bruno Kessler, Trento, Italia; Serena Villata, CNRS, I3S Laboratory, France; Ahmed Missaoui, studioso indipendente: Semantic Linking to Enrich Small Artwork Collections: Experiences with Archivio di Nuova Scrittura

11,00-11,10 Anna Busa, Data Management: Esperienze di comunicazione e disseminazione nel Cultural Heritage

11,10-11,30 Coffee break

11,30-12,10 Davide Porporato Università del Piemonte Orientale, relatore invitato:  Etnografia 2.0: i “Granai della Memoria”

9,00-9,30 Carla Basili, Grazia Biorci, Antonella Emina Istituto IRCRES del Consiglio Nazionale delle Ricerche:Digital Humanities e Società: un impatto necessariamente “intermediato”

12,40-13,10 Luca Rosati, Università per Stranieri di Perugia, Antonella Schena, Istituto degli Innocenti, Firenze: La knowledge organization come collante fra i diversi canali di un’organizzazione e come ponte tra fisico e digitale. Il caso dell’Istituto degli Innocenti di Firenze

13,10-13,40 Valentina Bartalesi, Carlo Meghini, Daniele Metilli, Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione “Alessandro Faedo” (ISTI) – CNR, Pisa; Paola Andriani, Mirko Tavoni, Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica, Università di Pisa: DanteSources: The Digital Library of Dante Alighieri’s Primary Sources

13,40-14,40 Pranzo

14,40-15,10 Elisa Pruno – Assegnista di ricerca in Archeologia Medievale -Dipartimento Sagas, Università degli Studi di Firenze, Michele Nucciotti – Professore a contratto in Archeologia Medievale-Dipartimento Sagas, Università degli Studi di Firenze, Pierre Drap – Chargé de recherche CNRS I&M Luminy(Marseille Sud): Spatial 3D Representation and Medieval Archaeology: Searching a new common language

15,10-15,40 Paola Tomè, Marie Curie Fellow, Magdalen College , University of Oxford: Adottare libri antichi in classe. Come integrare le DH e la fruizione di prime edizioni a stampa a scuola?

15,40-16,10 13,00-13,30 Alice Borgna (r), Raffaella Afferni and Timothy Tambassi, Università del Piemonte Orientale: La percezione dello spazio degli antichi, un Bene Culturale da valorizzare. Il progetto GeoLat

16,10-16,40 Martina Visentin, LIDA – Laboratorio Informatico per la Documentazione Storico Artistica, Università degli Studi di Udine: Laboratorio LIDA – Università di Udine: Esperienze di open data e progetti di integrazione

16,40-17,10 coffee break

17,10-17,40 Stefano Casati, Museo Galileo, Firenze; Tiziana Possemato, @CULT, Roma: Esperienze di adozione di principi e metodi del web semantico e dei Linked Open Data nella ricerca

17,40-18,10 Alberto Campagnolo, independent researcher: Towards a digitization of the materiality of written cultural heritage

18,10-18,40 Edoardo Ferrarini, ALIM ieri e oggi


 

Programma di sabato 19 dicembre 2015

 

9,00-9,30 Rossana Damiano, MeDiHum e Dipartimento di Informatica, Università di Torino:  Digitalizzazione e ricerca: dai contenuti alle interfacce. Progetti del Centro MeDiHum

9,30-10,00 Andrea Bolioli (r), Vittorio Di Tomaso, CELI; Alessio Antonini, Guido Boella, Università di Torino; Elisa Chiabrando, Felice Di Luca,TRIM; Eleonora Pantò, CSP: Le avventure di Librare: app, libri e biblioteche nel mondo del web

10,00-10,30 Enrica Salvatori, Roberto Rosselli Del Turco, Chiara Di Pietro, Alessio Mia, Laboratorio di Cultura Digitale – Università di Pisa: Il Codice Pelavicino tra edizione digitale e public history

10,30-11,00 Paola De Caro, Claudia Corcione, Silvia Naro, Evodevo s.r.l., Un nuovo approccio per navigare nella geografia del mondo antico: GO!

11,00-11,30 Coffee break

11,30-12,00 Nicola Ferro, Gianmaria Silvello, Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione, Università degli Studi di Padova: Towards a User-Orientation of Digital Archives

12,00-12,30 Silvia Calamai (r), Francesca Biliotti, Università degli Studi di Siena: Gli archivi sonori tra scienze umanistiche digitali e beni culturali

12,30-13,00 Marilena Daquino, Silvio Peroni, Francesca Tomasi and Fabio Vitali, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna: Zeri Photo Archive project: towards a model for defining authoritative authorship attributions

13,00 – 13,30 Pierluigi Feliciati Università di Macerata: La percezione dell’archivio nel quadro delle digital humanities: qualche riflessione

13,30-14,30 Assemblea dei soci AIUCD

Nov 142015
 

We as AIUCD, and the whole Italian DH community, wish to express the deep sorrow for what happened tonight in Paris.

We feel close to the French friends and colleagues, and to the whole French people. We want to reaffirm our friendships and collaboration with Humanistica sister organization.

We are confident that the spirit of intellectual cooperation and mutual respect that characterize our global scientific community can represent a small but firm response to the barbarity that surrounds us.

Nov 132015
 

Carissime amiche e amici,

la call for paper per il nostro convegno annuale AIUCD 2015 (http://www.aiucd2015.unito.it/), che quest’anno si terrà a Torino dal 17 al 19 Dicembre, ha avuto un successo senza precedenti, con 60 paper presentati. Voglio esprimere a nome del Direttivo un ringraziamento a tutte e tutti le colleghe/i che hanno inviato le loro proposte di intervento e ai Chair del comitato di programma per l’ottimo lavoro svolto.

La selezione delle proposte, seguendo gli standard ormai consolidati nella comunità scientifica internazionale, si è svolta con un processo di peer review: un sentito ringraziamento va anche ai colleghi che hanno accettato di svolgere questo lavoro. Sono stati selezionati 27 paper e altri 13 sono stati accettati come poster. Con enorme piacere vi annuncio anche che avremo come keynote speaker Franco Niccolucci, Scientific Director del VAST-LAB presso il PIN-Università di Firenze, e coordinatore di numerosi progetti di ricerca Europei nell’ambito del Digital Cultural Heritage. Avremo inoltre come invited speaker Leif Isaksen, Senior Lecturer in History (Digital Humanities) alla Lancastyer University, Caterina Bon, Direttore Generale della Direzione Generale “Educazione e Ricerca” del MiBACT e Davide Porporato, ricercatore di Antropologia dell’Università degli Studi del Piemonte Orientale.

Ci sono tutte le premesse per un convegno di altissimo livello. Mi auguro dunque avere il piacere di vedervi tutte e tutti a Torino.

Fabio Ciotti, Presidente AIUCD